Chi cerca «apparecchio per i denti» sta quasi sempre cercando due cose insieme: capire quali tipi esistono e capire quale servirebbe nel proprio caso. La prima domanda ha una risposta generale, e questo articolo la dà. La seconda no: quale apparecchio serve si decide solo dopo una visita, perché dipende da come sono messi i denti e le ossa del viso di quella persona, non dal modello che si preferisce.
Qui trovi i tipi di apparecchio ortodontico più usati, come funzionano, in quali situazioni si impiegano, che differenza c’è fra quelli fissi e quelli che si possono togliere, quanto dura in genere un trattamento e che cosa succede quando l’apparecchio viene rimosso. Sono informazioni generali, utili per arrivare alla visita con le idee più chiare: non sostituiscono una valutazione e non servono a scegliere da soli.
- Fisso: attacchi incollati sui denti
- Mobile: si toglie, usato soprattutto nei bambini
- Allineatori trasparenti: mascherine rimovibili
- Linguale: attacchi sul lato interno dei denti
- Che cosa va corretto, non dalle preferenze
- Età e crescita delle ossa del viso
- Stato di denti e gengive prima di partire
- Quante ore al giorno si può portare
Che cosa fa un apparecchio ortodontico
Tutti gli apparecchi ortodontici fanno la stessa cosa: applicano ai denti una forza leggera e continua. Il dente non viene spinto nell’osso come un chiodo: la forza modifica lentamente l’osso che lo circonda, che si riassorbe da un lato e si ricostruisce dall’altro. Per questo lo spostamento richiede mesi e non si può accelerare a piacere: la velocità la detta il rimodellamento dell’osso, non la quantità di forza applicata.
Cambiano invece il modo in cui quella forza viene applicata e il controllo che si riesce ad avere sul singolo dente. È questa la differenza pratica fra un tipo di apparecchio e l’altro, insieme al fatto che alcuni restano in bocca giorno e notte e altri dipendono da quanto vengono portati.
L’ortodonzia non si occupa solo dell’aspetto dei denti. Un affollamento marcato rende più difficile pulire bene certi punti, alcuni rapporti fra le arcate caricano i denti in modo non uniforme, e in alcuni casi la posizione dei denti conta anche prima di una protesi o di un impianto. Quali di questi aspetti siano presenti, e quanto pesino, è parte della valutazione.
Apparecchio fisso
È l’apparecchio più conosciuto: piccoli attacchi incollati sulla superficie esterna di ogni dente, collegati da un filo metallico che viene cambiato o regolato nel corso del trattamento. Gli attacchi possono essere metallici oppure in materiale ceramico, di colore vicino a quello del dente, che si nota meno ma è più fragile.
Il vantaggio è il controllo: essendo incollato, l’apparecchio fisso lavora ventiquattro ore al giorno e permette di guidare il movimento di ogni singolo dente, comprese rotazioni e spostamenti verticali che con altri sistemi sono più difficili da ottenere. Non dipende dalla collaborazione, perché non si può togliere.
Lo svantaggio sta nell’igiene e nella visibilità. Intorno agli attacchi la placca si deposita più facilmente, quindi servono spazzolino, scovolino e controlli più frequenti, e nei primi giorni dopo l’applicazione o dopo una regolazione è normale avvertire fastidio e tensione sui denti, che di solito si riduce entro qualche giorno.
Apparecchi mobili e ortodonzia nei bambini
Negli apparecchi mobili la forza viene applicata da un dispositivo che si inserisce e si toglie: placche in resina con ganci e viti, espansori che agiscono sulla larghezza dell’arcata, dispositivi che intervengono sul rapporto fra l’arcata superiore e quella inferiore.
Nei bambini e nei ragazzi questi apparecchi hanno un ruolo che negli adulti non possono avere, perché mentre le ossa del viso stanno ancora crescendo è possibile intervenire anche sulla forma e sui rapporti delle arcate, non solo sulla posizione dei denti. È il motivo per cui una prima valutazione ortodontica viene in genere consigliata intorno ai sei-sette anni, quando compaiono i primi denti permanenti: non per mettere subito un apparecchio, che spesso non serve, ma per vedere se c’è qualcosa che conviene seguire nel tempo.
Il limite degli apparecchi mobili è la collaborazione: funzionano per le ore in cui vengono effettivamente portati. Per questo nei bambini la riuscita dipende molto dall’accordo fra famiglia e studio, e in molti percorsi la fase con l’apparecchio mobile precede una fase successiva con l’apparecchio fisso.
Allineatori trasparenti, cioè l’apparecchio invisibile
Gli allineatori trasparenti sono mascherine sottili e rimovibili, costruite su misura in serie: ognuna sposta i denti di una quantità piccola e viene sostituita dalla successiva dopo un certo numero di giorni. Si toglie per mangiare e per lavare i denti, e questo è il motivo per cui l’igiene durante il trattamento è più semplice rispetto all’apparecchio fisso.
Sono spesso chiamati «apparecchio invisibile» o «ortodonzia trasparente». Da vicino si vedono, ma molto meno di un apparecchio fisso, e questo per molti adulti è la ragione principale della richiesta.
Ci sono due cose da sapere prima di considerarli. La prima è che vanno portati molte ore al giorno, in genere venti-ventidue, togliendoli solo per i pasti e per l’igiene: sono l’apparecchio che dipende più di tutti dalla collaborazione, e le ore non recuperate rallentano il percorso. La seconda è che non sono indicati in tutti i casi: alcuni movimenti dentali si controllano meglio con un apparecchio fisso, e in certe situazioni gli allineatori da soli non sono la soluzione adatta. Se sia possibile usarli, e con quale risultato atteso, lo si può dire solo dopo la visita e lo studio del caso.
Apparecchio linguale
Nell’apparecchio linguale gli attacchi vengono incollati sul lato interno dei denti, quello rivolto verso la lingua. È un apparecchio fisso a tutti gli effetti, con la differenza che dall’esterno non si vede.
In cambio richiede un periodo di adattamento della lingua e della pronuncia più impegnativo degli altri sistemi, un’igiene attenta in una zona meno comoda da raggiungere e una tecnica di lavoro particolare. Come per gli altri tipi, non è una scelta che si fa a catalogo: dipende da che cosa va corretto.
Come si decide quale apparecchio serve
La scelta arriva alla fine di una valutazione, non all’inizio. In una prima visita ortodontica si guardano i denti e le gengive, il modo in cui le arcate chiudono, l’apertura della bocca e, nei più giovani, la fase di crescita; quando servono si richiedono radiografie, fotografie e impronte o scansioni per studiare il caso con precisione.
Da lì si spiega che cosa si può correggere, con quali apparecchi è possibile farlo, quali differenze ci sono fra le alternative e quanto tempo richiede ciascuna. Due cose vanno dette con chiarezza: non tutto si corregge con l’apparecchio, e in alcuni casi la soluzione passa anche da altri interventi; e nessun risultato può essere garantito in anticipo, perché la risposta individuale fa parte del percorso.
Prima di iniziare qualsiasi trattamento ortodontico, inoltre, denti e gengive devono essere in ordine: carie da curare e gengive infiammate vanno sistemate prima, non durante.
Quanto dura e quanto costa
La durata dipende da quanto i denti devono spostarsi e dal tipo di apparecchio. Molti trattamenti completi su denti permanenti si collocano fra i dodici e i ventiquattro mesi, con controlli periodici nel frattempo; i percorsi che riguardano la crescita nei bambini possono essere più brevi come fase attiva ma distribuiti su più anni, con pause di osservazione. Una durata precisa si può indicare soltanto sul caso concreto, e in corso d’opera può cambiare.
Il costo non dipende dal nome dell’apparecchio ma da quanto lavoro richiede il caso: numero di denti coinvolti, tipo di dispositivo, durata e numero di controlli. Per questo in ortodonzia non ha senso un prezzo valido per tutti: dopo la visita e lo studio del caso si riceve un preventivo scritto, che elenca le fasi previste e che va letto prima di accettare.
Igiene e manutenzione durante il trattamento
Qualunque apparecchio si porti, durante il trattamento l’igiene conta più del solito, perché gli attacchi, i fili e le mascherine creano punti in cui la placca resta più facilmente. Con l’apparecchio fisso servono scovolino e, dove indicato, filo con passafilo; con gli allineatori i denti vanno lavati prima di rimettere la mascherina e le mascherine stesse vanno pulite come indicato.
Nel periodo con l’apparecchio fisso conviene anche fare attenzione a cibi molto duri o appiccicosi, che possono staccare un attacco o deformare il filo. Se un attacco si stacca o un filo sporge e dà fastidio, è un contrattempo comune: va segnalato allo studio, senza aspettare il controllo successivo.
La contenzione, quando l’apparecchio si toglie
Finito il trattamento attivo, i denti hanno una tendenza naturale a tornare verso la posizione di prima. Per questo l’ultima fase di ogni percorso ortodontico è la contenzione: un filo sottile incollato sul lato interno dei denti, una mascherina da portare di notte, o entrambe le cose insieme.
La contenzione non è un’aggiunta facoltativa né un segno che qualcosa non ha funzionato: fa parte del trattamento, va mantenuta per il tempo indicato e va controllata nel tempo, perché anche un filo di contenzione può staccarsi. È la parte che spesso viene sottovalutata, ed è quella che conserva il risultato ottenuto.
Domande frequenti
Qual è il tipo di apparecchio migliore?
Non esiste un apparecchio migliore in assoluto: esiste quello adatto a un caso. L’apparecchio fisso offre il controllo maggiore sul singolo dente, gli allineatori trasparenti si notano meno e rendono più semplice l’igiene ma dipendono dalle ore in cui vengono portati, gli apparecchi mobili hanno un ruolo nei bambini in crescita. Quale sia indicato nel tuo caso si può dire solo dopo la visita.
Gli allineatori trasparenti vanno bene per tutti?
No. Sono indicati in molte situazioni ma non in tutte: alcuni movimenti dei denti si controllano meglio con un apparecchio fisso e in certi casi gli allineatori da soli non sono la soluzione adatta. Richiedono inoltre di essere portati in genere venti-ventidue ore al giorno. Se siano utilizzabili nel tuo caso lo stabilisce la valutazione ortodontica, non il tipo di apparecchio scelto in partenza.
L’apparecchio fa male?
Nei primi giorni dopo l’applicazione e dopo ogni regolazione è normale avvertire fastidio e tensione sui denti, con qualche difficoltà a masticare cibi duri; in genere si riduce entro pochi giorni. Un dolore che non passa, un attacco staccato o un filo che ferisce vanno invece segnalati allo studio, perché si risolvono con un controllo.
Si può mettere l’apparecchio da adulti?
Sì. L’osso si rimodella a qualsiasi età, quindi i denti si possono spostare anche in età adulta; cambia che negli adulti non si può più agire sulla crescita delle ossa del viso, e che va valutato con attenzione lo stato delle gengive e dei denti prima di iniziare. Negli adulti il trattamento ortodontico serve a volte anche a preparare la posizione dei denti prima di una protesi o di un impianto.
A che età portare un bambino dall’ortodontista?
Una prima valutazione viene in genere consigliata intorno ai sei-sette anni, quando compaiono i primi denti permanenti. Nella maggior parte dei casi non si mette alcun apparecchio in quel momento: serve a capire se c’è qualcosa che conviene osservare nel tempo e, se sì, quando è il momento giusto per intervenire.
Quanto dura un trattamento con l’apparecchio?
Molti trattamenti completi su denti permanenti durano fra i dodici e i ventiquattro mesi, con controlli periodici; i percorsi legati alla crescita nei bambini possono avere fasi attive più brevi distribuite su più anni. La durata del singolo caso si può indicare soltanto dopo lo studio, e in corso d’opera può cambiare.
Dopo l’apparecchio i denti restano fermi per sempre?
Non da soli: i denti tendono a tornare verso la posizione precedente, e per questo alla fine del trattamento attivo si applica una contenzione, cioè un filo incollato sul lato interno dei denti o una mascherina da portare di notte, oppure entrambe. Va mantenuta per il tempo indicato e controllata periodicamente: è la fase che conserva il risultato.