Molti ragazzi e ragazze, fra gli undici e i vent’anni, si accorgono che la mandibola fa un piccolo rumore quando aprono la bocca: un clic secco davanti all’orecchio, a volte da un lato solo. Spesso lo nota prima un genitore, durante un pasto o uno sbadiglio. È una delle situazioni più frequenti in questa fascia d’età e, nella maggior parte dei casi, non indica una malattia.

Questo articolo spiega perché il rumore compare proprio in questi anni, quali segnali lo rendono degno di un controllo, cosa si guarda in visita e quali cure hanno senso in un ragazzo che sta ancora crescendo. Non sostituisce una valutazione clinica: serve a capire quando basta osservare e quando conviene prendere un appuntamento.

Click della mandibola: cosa guardare
DI SOLITO NON PREOCCUPA
  • Un clic isolato, senza dolore
  • La bocca si apre bene e in modo dritto
  • Mangia e parla senza fastidio
  • Il rumore va e viene da mesi, sempre uguale
MEGLIO FAR CONTROLLARE
  • Dolore davanti all’orecchio o alle tempie
  • La bocca si apre poco o storta
  • La mandibola si blocca, anche per poco
  • Rumore comparso dopo un colpo al viso

Perché la mandibola fa clic

L’articolazione che collega la mandibola al cranio si trova davanti all’orecchio e si sente appoggiando le dita mentre si apre la bocca. Fra le due superfici ossee c’è un piccolo cuscinetto di tessuto, il disco articolare, che accompagna il movimento. Quando il disco si sposta in avanti e poi torna in posizione durante l’apertura, può produrre un rumore breve e netto: è il clic che si sente.

Nei ragazzi questo accade con facilità perché l’articolazione è elastica e i legamenti sono lassi, e perché in questi anni la faccia sta ancora crescendo e i rapporti fra le parti cambiano. Un rumore isolato, senza dolore e con la bocca che si apre normalmente, di per sé non significa che l’articolazione sia danneggiata.

Cosa lo rende più probabile in questa età

Non c’è quasi mai una causa unica. Più spesso si sommano fattori che aumentano il carico sull’articolazione e sui muscoli:

  • Stringere o digrignare i denti, di notte o durante la giornata, soprattutto nei periodi di scuola intensa o di esami.
  • Chewing gum per molte ore, ghiaccio, penne, unghie o cibi molto duri masticati per abitudine.
  • Tenere la mandibola in tensione stando a lungo su telefono e computer, con il collo piegato in avanti.
  • Il sonno breve o disturbato, che si accompagna spesso a più serramento dei denti.
  • Traumi dello sport o cadute, anche vecchie, sul mento o sul viso.
  • Aperture molto ampie e ripetute, per esempio durante cure odontoiatriche lunghe o dal cantare e suonare strumenti a fiato.

Quando basta osservare

Se il rumore è l’unico segnale, non c’è dolore, la bocca si apre in modo ampio e dritto e il ragazzo mangia, parla e dorme senza fastidio, di norma non serve alcuna cura. L’atteggiamento giusto è tenerlo d’occhio: molti clic restano uguali per anni o scompaiono da soli, senza lasciare conseguenze.

Anche in questi casi vale la pena parlarne al controllo dal dentista, in modo che il rumore risulti annotato e si possa confrontare nel tempo. Un dato in più oggi evita accertamenti inutili domani.

I segnali che meritano una visita

Conviene fissare un controllo, senza allarmarsi, quando insieme al clic compare qualcosa d’altro:

  • Dolore davanti all’orecchio, alle tempie o alle guance, spontaneo o quando si mastica.
  • La bocca si apre meno di prima, oppure la mandibola devia da un lato durante l’apertura.
  • La mandibola si blocca, anche solo per qualche secondo, aperta o chiusa.
  • Mal di testa frequente al risveglio o a fine giornata, con muscoli indolenziti al tatto.
  • Denti consumati, scheggiati o sensibili senza una causa evidente.
  • Il rumore è comparso dopo un colpo al viso o dopo un trattamento dentistico lungo.
  • Il disturbo peggiora in modo netto nel giro di poche settimane.

Dopo un colpo al viso

Il trauma è la situazione che richiede più attenzione. Se dopo una caduta o un colpo durante lo sport la bocca non si chiude come prima, i denti non combaciano, c’è gonfiore davanti all’orecchio o il dolore è forte, la valutazione va chiesta subito al medico: in quel caso si cerca una lesione recente e non una semplice rumorosità dell’articolazione.

Un rumore che compare a distanza di settimane da un trauma già curato va invece segnalato al controllo successivo, insieme a quanto accaduto.

Cosa si guarda nella visita

La valutazione di muscoli, articolazione e modo di chiudere i denti si chiama visita gnatologica. È un esame clinico, non comporta fastidio e in un ragazzo dura poco:

  • Si raccoglie la storia: da quando c’è il rumore, se fa male, cosa lo peggiora, com’è il sonno.
  • Si ascolta l’articolazione davanti all’orecchio durante apertura e chiusura, su entrambi i lati.
  • Si misura quanto si apre la bocca e si osserva se il movimento è dritto.
  • Si toccano i muscoli di tempie, guance e collo per cercare punti dolenti.
  • Si controlla lo stato dei denti: usura, scheggiature, segni di serramento.
  • Si valuta la fase di crescita e, se è in corso un trattamento ortodontico, ci si confronta con chi lo segue.
  • Radiografie e altri esami si richiedono solo quando il quadro clinico lo giustifica, non per un clic isolato.

Cosa si può fare

Quando serve intervenire, si parte sempre dalle misure semplici e reversibili, che in questa età sono anche le più efficaci: spiegare bene cosa succede, ridurre le abitudini che affaticano la mandibola, imparare a tenere i denti staccati a riposo, evitare per un periodo cibi duri e aperture molto ampie, usare calore sui muscoli tesi, curare il sonno e le pause dallo studio. Quando il collo è coinvolto può essere utile il fisioterapista.

Se c’è dolore muscolare importante o un digrignamento notturno che consuma i denti, si valuta un bite su misura, da portare nelle ore indicate e da ricontrollare: in un ragazzo che cresce va verificato più spesso, perché la bocca cambia. Il bite protegge i denti e alleggerisce il carico sui muscoli, ma non è la risposta a ogni rumore.

Le cure che modificano in modo permanente i denti o il modo di chiudere la bocca non si fanno per far sparire un clic: non esiste una prova solida che servano a questo scopo. L’apparecchio ortodontico si valuta per i suoi motivi, cioè la posizione dei denti e delle arcate, ed è opportuno che chi segue l’ortodonzia sappia del rumore.

Nella maggior parte dei ragazzi i sintomi legati ai muscoli migliorano in poche settimane o mesi con misure di questo tipo. Il clic, invece, può rimanere anche quando il fastidio passa: la scomparsa del rumore non è l’obiettivo della cura, e non va promessa.

Cosa possono fare i genitori

Senza trasformarlo in un motivo di ansia, aiuta osservare per qualche settimana: se il rumore c’è ogni volta o solo a tratti, se compaiono dolore o mal di testa, se il figlio o la figlia stringe i denti mentre studia o gioca, se qualcuno in casa sente digrignare di notte. Annotare queste cose e portarle in visita è l’informazione più utile per chi valuta.

Utile anche ridurre insieme le abitudini più semplici da cambiare, come le ore di chewing gum e il tempo passato con il collo piegato sullo schermo, e sistemare gli orari del sonno nei periodi di scuola più carichi.

Domande frequenti

La mandibola che scrocchia nei ragazzi è pericolosa?

Nella maggior parte dei casi no. Un clic isolato, senza dolore e con la bocca che si apre bene, è frequente in questa età e non indica un danno. Si controlla quando compaiono dolore, apertura ridotta o blocchi.

A che età è più comune?

Si nota soprattutto fra gli undici e i vent’anni, gli anni in cui la faccia cresce e i legamenti dell’articolazione sono più elastici. Può comparire e scomparire più volte.

Il clic va fatto passare?

L’obiettivo della cura non è eliminare il rumore, ma togliere il dolore e recuperare un movimento libero. Il clic può rimanere anche quando il fastidio è passato, e questo non è un cattivo segno.

L’apparecchio ai denti causa o cura il rumore?

L’apparecchio si valuta per la posizione dei denti e delle arcate, non per far sparire un clic. È giusto che chi segue l’ortodonzia sia informato del rumore, così da tenerne conto durante il trattamento.

Serve una radiografia?

Per un clic isolato di solito no. Gli esami si richiedono quando ci sono dolore persistente, limitazione dell’apertura, blocchi o un trauma recente, cioè quando il risultato può cambiare le scelte di cura.

Mio figlio digrigna i denti di notte: c’entra?

Può contribuire, perché aumenta il lavoro dei muscoli masticatori e il carico sull’articolazione. Se ci sono usura dei denti o muscoli doloranti al risveglio, è un motivo in più per una valutazione.

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