L'acufene è la percezione di un suono che non arriva dall'esterno: un fischio, un ronzio, un soffio o un battito, in un orecchio o in entrambi. È un disturbo frequente e ha molte cause possibili, che riguardano soprattutto l'orecchio e l'udito. In una parte delle persone, però, il rumore cambia quando si muove la mandibola, si stringono i denti o si preme davanti all'orecchio: in questi casi entra in gioco anche l'articolazione che collega la mandibola al cranio, e i muscoli che la fanno lavorare.
Questo articolo spiega perché mandibola e orecchio possono influenzarsi, quali segnali orientano in quella direzione, a chi rivolgersi per primo e cosa può fare il dentista che si occupa di gnatologia. Non sostituisce una visita: l'acufene va sempre inquadrato prima dal punto di vista dell'udito.
- Il rumore cambia aprendo o stringendo la bocca
- Dolore o rumori davanti all'orecchio
- Muscoli di tempie e guance dolenti al tatto
- Fastidio su un lato solo, lo stesso della mandibola
- Prima l'otorino, per controllare udito e orecchio
- Il medico curante se ci sono capogiri o altri disturbi
- Il dentista per muscoli e articolazione della mandibola
- Subito il medico se la perdita di udito è improvvisa
Perché mandibola e orecchio possono influenzarsi
L'articolazione della mandibola si trova a pochi millimetri dal condotto uditivo: si sente appoggiando le dita davanti all'orecchio e aprendo la bocca. Muscoli, legamenti e nervi della zona sono vicini e in parte condividono le stesse vie nervose che portano al cervello le informazioni dall'orecchio e dal viso.
Per questo motivo, in alcune persone i segnali che arrivano dai muscoli masticatori e dall'articolazione possono modificare il modo in cui il cervello percepisce il rumore interno. Si parla in questi casi di acufene somatosensoriale, cioè un acufene che cambia con i movimenti del corpo, tipicamente della mandibola o del collo. Non significa che i denti causino l'acufene: significa che la tensione di quella zona può renderlo più forte o più presente.
I segnali che fanno pensare alla mandibola
Un solo segnale non basta. Orienta verso la mandibola la presenza di più elementi insieme:
- Il rumore cambia di intensità quando si apre bene la bocca, si porta la mandibola avanti o si stringono i denti.
- Cambia anche premendo con le dita davanti all'orecchio, sulle tempie o sotto la nuca.
- Insieme all'acufene ci sono dolore alla mandibola, difficoltà ad aprire la bocca o rumori articolari.
- I muscoli di tempie e guance sono indolenziti al tatto, soprattutto al risveglio.
- C'è l'abitudine di stringere o digrignare i denti, di giorno o di notte.
- L'acufene è su un lato solo e riguarda lo stesso lato in cui la mandibola dà fastidio.
- Il disturbo peggiora nei periodi di tensione, di lavoro intenso o di sonno disturbato.
A chi rivolgersi per primo
Il primo riferimento per un acufene è lo specialista dell'orecchio, l'otorinolaringoiatra, insieme al proprio medico. Serve a controllare l'udito con un esame audiometrico, a escludere cause dell'orecchio come tappi di cerume, infiammazioni, cali di udito o altri problemi, e a impostare il percorso giusto.
Alcune situazioni vanno considerate urgenti e portate subito all'attenzione del medico: una perdita di udito comparsa all'improvviso, un acufene che pulsa a tempo con il battito del cuore, capogiri importanti, dolore o secrezioni dall'orecchio, oppure un acufene comparso dopo un trauma. In questi casi non si aspetta.
La valutazione della mandibola viene dopo, o in parallelo, quando l'otorino non trova una causa che spieghi tutto e i segnali descritti sopra sono presenti. È un percorso di collaborazione fra professionisti diversi, non un'alternativa.
Cosa guarda il dentista nella visita gnatologica
La visita che valuta muscoli, articolazione della mandibola e modo di chiudere i denti si chiama visita gnatologica. È un esame clinico e non comporta fastidio:
- Si raccoglie la storia del disturbo: da quanto dura, quando peggiora, cosa lo modifica.
- Si prova a cambiare il rumore con i movimenti della mandibola e con la pressione sui muscoli, per capire se è modulabile.
- Si toccano i muscoli di tempie, guance e collo per cercare punti dolenti.
- Si misura l'apertura della bocca e si ascolta l'articolazione davanti all'orecchio.
- Si controlla lo stato dei denti: usura, scheggiature, otturazioni o corone che si rompono spesso.
- Se serve, si aggiungono radiografie e si coinvolgono l'otorino, il medico o il fisioterapista.
Cosa si può fare
Quando la valutazione mostra un legame con i muscoli masticatori, si parte dalle misure più semplici e reversibili: accorgersi dell'abitudine di stringere i denti durante il giorno e lasciarli staccati a riposo, calore e movimenti dolci per i muscoli, attenzione al sonno e ai periodi di tensione, esercizi indicati dal fisioterapista quando è coinvolto anche il collo. Se il digrignamento notturno consuma i denti o affatica i muscoli, si valuta un bite su misura.
Non è possibile promettere che l'acufene scompaia: è un disturbo complesso e la risposta varia molto da persona a persona. Quello che si può ragionevolmente cercare è ridurre la tensione della zona e il peso del rumore nella vita di tutti i giorni, insieme al percorso indicato dall'otorino.
Le cure che modificano in modo permanente i denti o il modo di chiudere la bocca non si fanno per curare l'acufene: non esiste una prova solida che servano a questo scopo, e vanno riservate ai casi in cui esiste un motivo odontoiatrico chiaro e indipendente.
Cosa portare in visita
Bastano poche informazioni raccolte prima, e sono il dato più utile per chi visita: da quando è presente il rumore, se è in un orecchio o in entrambi, com'è fatto (fischio, ronzio, battito), in quali momenti della giornata si fa sentire di più, se cambia muovendo la mandibola o il collo, se ci sono dolore o rumori articolari, ed eventuali esami dell'udito già eseguiti.
Domande frequenti
L'acufene può dipendere dai denti?
I denti da soli non causano l'acufene. In una parte delle persone, però, la tensione dei muscoli masticatori e dell'articolazione della mandibola può renderlo più forte o più presente. Il primo controllo resta quello dell'udito, dall'otorinolaringoiatra.
Come capisco se il mio acufene è legato alla mandibola?
Un segnale tipico è che il rumore cambia quando si apre la bocca, si stringono i denti o si preme davanti all'orecchio, soprattutto se ci sono anche dolore alla mandibola o rumori articolari. La conferma arriva dalla visita, non dal singolo segnale.
Il bite fa passare gli acufeni?
Il bite serve a proteggere i denti e ad alleggerire il carico sui muscoli quando c'è digrignamento. In alcune persone il rumore si attenua insieme alla tensione, ma non è una cura per l'acufene e non se ne può garantire la scomparsa.
Devo andare prima dal dentista o dall'otorino?
Prima dall'otorinolaringoiatra, insieme al proprio medico: serve a controllare l'udito e a escludere cause dell'orecchio. La valutazione della mandibola si aggiunge quando i segnali la fanno sospettare.
Un acufene che pulsa come il battito del cuore è diverso?
Sì, va segnalato subito al medico perché richiede accertamenti propri e non rientra nelle situazioni che si valutano dal punto di vista della mandibola.
Lo stress può peggiorare la situazione?
Molte persone notano che il rumore si fa sentire di più nei periodi di tensione o di sonno disturbato, spesso insieme a un aumento del serramento dei denti. Lavorare sul sonno e sulle pause della giornata è parte del percorso.